CrackSi (“craxi” it.)

CrackSi (“craxi” it.)

CraCsi siamo noi.
Siamo noi quando parcheggiamo in divieto e ci lamentiamo della multa perché erano solo “5 minuti” e
quando prendiamo il posto dei disabili:
– che tanto facciamopresto(R), e ce ne sono mille altri occupati da tanti altri che fannopresto(R) e da altri ancora, che dopo di loro, farannoaltrettantopresto(R).
Quando aggiriamo il sistema, lo reintepretiamo e ne prostituiamo le regole; quando crediamo che la Verità sia un mezzo, non il Fine e come tale ne facciamo uso, scempio, relegandola a punto di vista.
Quando non abbiamo coscienza di medio termine, quando vediamo il mondo vivere e sparire con IO solamente e su quel mondo siediamo, come si trattasse di una Cesso.

Siamo noi, quando tolleriamo l’ingiustizia che avversa il nostro vicino – gravati di pochi minuti di tiepido cordoglio e limpidi nel menefreghismo del giorno dopo; che tanto non è toccato a noi. Non oggi, non ancora.
Quando davanti al macello sociale ci ripetiamo: fin qui tutto bene.
Siamo noi, senza Anima collettiva, coscienze stuprate dalle promesse di serenità dell’Individualismo Radicale e combattente. Noi, con giardini senza fiori e sempre più piccoli, circondati dalla Morte e dal Fuoco mentre brindiamo

A tormento Futuro.
Non ora.

CraCsi Siamo Io.

Si. Ma

Fin qui tut

1945

Morte, arrivata anzitempo.

Ti hanno visto in carni consunte

su scheletri velati da pelli tese ed occhi senza più luce.

Ti hanno stretto la gola,

spezzandoti il cuore in particelle tanto piccole da renderne il battito vuoto e silenzioso; del suono ad imitare l’Assenza.

Uguale è il Destino di chi ti ha ammirato imperversare tra i vivi

con i tuoi abiti più mostruosi,

mentre ti beavi nel sangue,

nelle membra e nelle ossa spezzate

e nelle profonde fosse Bianche

e nelle alte pire Nere.

Mentre gridavi dai profili orribili dei sopravvissuti

resi identici nell’orrore

fratelli nella fame e di quei Volti privati di ogni Vita ti facevi beffa,

ad Essi ti negavi

preferendo le fila ordinate dei corpi arresi

polvere e fango disposte geometricamente come tronchi cesellati;

ventri convessi

bocche nere

che gridano Eterne l’orrore che ti Sopravvive.

Zombi

Gli zombi esistono.


Sono i Morti, spesso inconsapevoli della loro condizione che disprezzano la vita e la invidiano al punto di desiderare annientarla; divorarla, sperando così di assumerne il profumo.


Gli zombi sono quelli che, incapaci di prevalere per merito costruiscono artificialmente il demerito altrui attraverso il dileggio e il discredito, sono parassiti che si insinuano nelle ferite e ne impediscono la guarigione e traggono dal dolore del vicino un godimento solo vagamente consapevole, esseri che riescono a progredire solo arrampicandosi sui corpi di chi è caduto davanti a loro e della quale caduta sono spesso vigliaccamente responsabili.


Gli zombi sono inespressivi, possono apparire sorridenti ma si tratta solamente di contrazioni involontarie dei muscoli facciali, di rigor mortis ed i loro occhi se guardati da vicino, sono come vetri opacizzati dall’abbandono che tentano vanamente di nascondere una debordante marcescenza.

PerSistenza

Dov’è il mare?

Ora vapore e pioggia nel limbo di questa confortevole apocalisse,

evaporato tra mura invisibili, impregna abiti e pensieri.
Li avvolge, illude di libertà: li soffoca.

E tutto si fa immobile, calcifica, si trasforma in suburbana Rovina

In polvere e cemento che respiri, che ti crepita amaro e persistente nella gola

e dal quale non c’è maschera a difenderti
solo fissità grigia, atrofia emotiva

Persistenza

Tracciami, ma di baci Saziami

Ho di dirvi una cosa importante.
Adesso ve la dico.

Voglio essere tracciato. Voglio essere identificato, vaccinato, violato nella privacy – voglio che sappiate il mio girovita, che mi consigliate quali investimenti fare per comprare un Ferrari nel giro di 3 giorni lavorando da casa, voglio informazioni sul trading online, su Forex.
Voglio dimagrire, chiedimi come. Come mai. Come. Mai.
Voglio essere notato dai rettiliani, voglio diventare rettiliano.
Voglio sapere se ci sono casalinghe annoiate a 10 minuti da casa mia, voglio allungarmi il cazzo con un metodo segreto celato (H)ai più. Voglio disimparare la lingua italiana. Voglio disimperare nel microglobo del mio cognitivo, delegare le scelte ad una subroutine, ai cookie che mi conoscono meglio di miaMamma (TM). Voglio disperdere ogni capacità di sviluppare un parere, una opinione – di articolare, voglio crollare sotto il peso della semantica, accentare quello che mi aggrada e distribuire le H a chi non se le può permettere come una novella mutua grammaticale. Però Sbagliata.

Voglio cliccare qui per sapere quello che non ci diKono. Celo. Cielo.
Telo. Canvas binario che mi soffochi la coscienza come un sudario funebre – una volta per tutte e finalmente, dire le stronzate che dite e che vi invidio e subito dimenticarmene.

Voglio certezze.
Voglio il turgore della sicumera monoteistica a ricoprirmi od un app che la simuli.

Voglio compilare un form ed essere inFelice.
In alternativa, voglio sapere quale star di Holliwood mi somiglia o quantomeno che verdura sono.

Antri

Perso il sonno, ritrovata l’ansia
e il familiare fiato spezzato dal sangue che si fa denso come catrame,
che scorre lento trascindandosi dietro minuti di carta
a comporre un Esistenza fatta di piccole, atre, cavità

Loculi per viventi
illuminati da diodi e neon
che abbagliano di luce bluastra il corridoio a cui si aggrappa il luogo che vivi
come un bacello, il nido di un ragno
di cui abiti i recessi
e dal quale sogni il cielo che ti hanno raccontato

Cloro

La vaquità in cui immergersi.
A lasciarsi sbattere da onde artificiali e da fondali sintetici
l’Azzuro lisergico del Cloro

che annulla le secrezioni urinarie, i liquidi, i miasmi intestinali e le ricompone nel magma splendido dell’immensità marina emulata e resa sterile.
Ideale
Confortante

A brillare sotto le verghe solari, a frangersi sulla nostra protezione 50

una Stella resa incapace di offendere
lasciata a baluginare sulle increspature dominate dallo sciabordare umano
dagli animi lividi, dai pensieri arresi al silicio
e dai fonemi che sintetizzano l’Orrore insostenibile della condizione umana

mentre affogo tra i fumi acri di granite al limone e coni Algida
tra il ventre esploso e ricolmo di Bellezze di questa Necroestate

Yin e Yang

Percorsa da candide larva color crema,
a giacere riversa sulla terra
un lato al sole, per risplendere le tue nervature lignee
un lato al fango, per corrodersi a nutrimento
della mesovita che nella tenebra trova ristoro e consolazione
decolori bruciato dalle vampe invisibili del gigante
e ti regali al disfacimento della materia
che ha il Nulla al suo fulcro solido
adornato da Degrado diverso

Yin e Yang del Decadimento

Necrosocial

E sei subito Amplesso liturgico.
Lubrico sostenitore di un modesto afflato testosteronico,
troppo vecchio per Vero turgore ma non abbastanza per l’abbandono chimico.
Mentre ti dimeni nel degrado semantico per testimoniare vicinanza e implodi grammaticalmente suggerendo la via dell’esegesi angelica verso qualcosa di identificabile – tendi la mano virtuale al prossimo e ti protendi verso un gesto di pace intriso di fluidi organici.

Sia fatta la Sua volontà.

Durevole quanto un climax a bordo tangenziale,
partecipata come la stanca gestualità di afferrare la trentaeuro di corrispettivo a controvalore per la SantaMignotta che deplorerai da qui a pochi minuti, rincasellandoti tra i vivi, i probi, i puri – ti lanci nella vuota partecipazione di costernazione
gravosa
umida
dal prepuzio marmoreo dei social, come l’impostore in porpora sul pulpito
a ricordare chi si è spento nell’attesa della Resurrezione
tra una serie su Netflix e chef rubio che mangia la merda

CTRL+C
CTRL+V
Amen

L’Vomo Forte

ITALIANI!
Siete il Governo che non vi aiuta, siete il governo, siete la mancanza di aiuto.
Siete lo spazio vuoto tra le Vostre cosce(NZE) – i distinti saluti inviati alla spettabile ditta del Senso (senza) civico.
In attesa di una pronta risposta che non arriverà – attendete in linea per non perdere l’iniquità acquisita.
Oggi domani. Meglio domani: squilla libero.
Squillo e Libero. Nonno Libero.
Nonno Feltri. Nonno Merda. No-no.

Serve l’Vomo Forte.
Serve qVlcuno che ci tragga dalla miseria, che ci strappi dalla fossa che ci siamo scavati e ci estragga esanimi dai pesanti cumuli di silicio che adornano le areole cimiteriali. Disadorni manti pubici, invasi dai Gladioli.
RiesumaMi, Vomo Forte, dimmi cosa pensare e calciami i coglioni sibilando possente nell’aere con i tuoi DrMartens – impatterai il Nulla perché Coglioni non habet ma un po’ coglioni siamo.
Testicolinvoluti.
Quindi:
Per un Futuro Migliore, Vomo Forte ed Onore!
Vomo Forte! Vomo Forte!
Fino alla Morte!
(Dell’Vomo Forte)